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Nell'ambito del ciclo di Incontri di Studio in onore di Gerardo Marotta, organizzato dall'Istituto Italiano di Studi Filosofici, giovedì 4 maggio 2017 alle ore 16, nell'Aula Magna del Liceo D'Azeglio, verrà letta dal prof. Concetto Rossello la relazione inviata dal professor Gianni Vattimo "Il futuro dell'ermeneutica", impossibilitato a partecipare per motivi personali.

All'incontro parteciperà il prof. Alberto Martinengo.

L'incontro è aperto al pubblico. Per informazioni scrivere a:

concetto.rossello@liceomassimodazeglio.it

L’ermeneutica ha rappresentato una svolta nel modo di pensare. La svolta consiste – se guardiamo a Heidegger come a colui che tiene assieme e accomuna i diversi filosofi che hanno dato vita a questo indirizzo filosofico (Gadamer, Pareyson, Ricoeur, Rorty, Vattimo) – nel rivolgimento stesso della maniera di intendere il pensiero. La tradizione metafisica ha legato l’esercizio del pensiero alla “visione”che, nel mondo antico, consiste nel fare apparire l’essenza delle cose, il loro eidos, e, nella modernità, nella rappresentazione chiara degli oggetti. La metafisica ha anche inteso il modo in cui attingere l’essenza, la veduta pura delle cose, assegnando un primato al domandare, rispetto al rispondere, e come via per andare alla radice, al fondamento delle cose. La svolta impressa da Heidegger, se prestiamo attenzione a testi come Il principio di ragione e In cammino verso il Linguaggio, consiste nel dare rilievo all’ascolto, rispetto alla visione, e nell’assegnare un primato al rispondere, rispetto al domandare. L’ascolto e il rispondere, come tratti ermeneutici del pensiero, differiscono dalla visione e dal domandare (originario) non solo perché si rivolgono al “linguaggio”, e non all’essenza o al fondamento, ma anche ed essenzialmente perché il dare la parola (Ant-wort) al linguaggio e alla sua riserva inesauribile (il non detto, l’inaudito, il senza voce) consente all’uomo di prendere parte, di inserirsi, nel gioco di traduzione e trasmissione dell’essere.

Vattimo vede nell’evento cristiano della kenosis, della riduzione o abbassamento di Dio, ciò che chiama alla risposta e all’ascolto. Si risponde all’appello della kenosis se si comprende la situazione della tarda modernità raccontata da Nietzsche e Heidegger come nichilismo; e, d’altra parte, si intende il pensiero dei due come esperienza nichilistica, di indebolimento delle strutture forti in cui è stato pensato l’essere, se si è recepita l’eredità cristiana come abbassamento di Dio con l’incarnazione. Ciò che viene al pensiero, stando all’interno del circolo in cui si richiamano reciprocamente il racconto del destino nichilistico dell’essere e la memoria dell’eredità cristiana della kenosis, è la venuta meno della concezione verticale-autoritaria di Dio, a favore di una comprensione amichevole, orizzontale di Dio. La comprensione amichevole di Dio è possibile se il messaggio della kenosis è quello della carità; e questo come un precetto che informa dall’interno la storia della salvezza e che non si lascia tradurre in una figura conclusiva, avendo un non-ancora (eschaton) in cui ridire l’amicizia tra Dio e uomo e regolarne la formulazione secolare. Il pensiero della caritas e della sua traduzione secolarizzante-escatologica tocca così l’impianto teologico della metafisica (la trascendenza di Dio, il male-peccato, la relazione ipostatica del Dio-Trinità), ma per prenderne congedo – e questo è anche il modo di tracciare un futuro all’ermeneutica.

(Concetto Rossello)

 

Gianni Vattimo "Il futuro dell'ermeneutica"
pubblicato in data
27.04.2017