[ 31 gennaio 2012 ]
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CENTENARIO DELLA NASCITA DI GIULIO EINAUDI
2 gennaio 1912 - 5 aprile 1999
Il Liceo D’Azeglio a cent’anni dalla nascita ricorda Giulio Einaudi,
ex allievo, che tanto ha operato nel campo della cultura e dell’editoria.


Giulio fu allievo del D’Azeglio dal 1921 al 1929. Frequentò dapprima il ginnasio nel corso C, tra l’anno scolastico 1921-22 e il 1925-26. Il suo curriculum fu abbastanza travagliato: fu rimandato più volte in italiano, in latino, in matematica e in lingua straniera.

Anche gli anni liceali, nel corso B, furono segnati da difficoltà di studio: in prima liceo fu rimandato in italiano, in seconda in latino e scienze, in terza fu ammesso all’esame di maturità con una valutazione insufficiente in filosofia e fisica. Alla sessione estiva d’esame fu rimandato in italiano e latino e poi promosso nella sessione autunnale.

Registro dei voti a.s. 1925-26 - Classe V C

 

In Liceo, nel corso B, ebbe come insegnante di italiano e latino Augusto Monti e venne a contatto con i componenti di quella che sarà chiamata la “banda Monti”, formata da allievi, ex allievi e amici del professore. Fu sui banchi di scuola che si crearono quelle relazioni che portarono poi, nel 1933, alla fondazione della Giulio Einaudi editore.

È lo stesso Giulio a ricordarlo in un’intervista di Severino Cesari (Colloquio con Giulio Einaudi, Einaudi, Torino 2007). Alla domanda se la casa editrice avrebbe potuto nascere non a Torino, ma in qualunque altra città, Giulio risponde riconoscendo la tradizione culturale ed editoriale torinese (la UTET, la SEI e le edizioni di Gobetti), affermando che Torino «è stata la città ideale per un editore» come lui e che da Torino la casa editrice ha appreso l’ “operosità”, e continua:

«Altro humus, la scuola. Non solo l’università, ma proprio la scuola, così importante in quel momento della formazione di un giovane, tra i quindici e i vent’anni. Parlo del famoso Liceo Ginnasio Massimo D’Azeglio, dove si formò il primo nucleo editoriale della Einaudi».

Nella fondazione della casa editrice, come Giulio sottolinea, il peso degli allievi di Monti (Pavese in particolar modo) e degli amici di Leone Ginzburg, che erano stati allievi di Umberto Cosmo, fu determinante. E Monti fu il collante, colui che seppe amalgamare i due gruppi, «una figura ormai mitica nella preistoria morale di tanti einaudiani».

È ancora Giulio, nel saggio-intervista citato, a ricordare Monti:

«Per me, se non c’era Augusto Monti, chissà. Forse pigliavo altre strade. Essere formati negli anni della crescita, avere qualcuno che ti educa, è importantissimo. Non che ci fosse, allora, la consapevolezza piena del ruolo di Monti, per me e credo nemmeno per quelli che da tanti anni lo frequentavamo. Sono quei momenti di cui ti rendi conto dopo, è appunto dopo che diventano un mito personale».

Fu soprattutto il legame con Leone Ginzburg, grandissimo animatore di cultura, a permettere la fondazione e lo sviluppo della casa editrice. La moglie di Leone, Natalia Levi, ricorda nel dopoguerra, nelle stanze di via Biancamano, lo studio di Giulio:

«L’editore aveva appeso alla parete, nella sua stanza, un ritrattino di Leone, col capo un po’ chino, gli occhiali bassi sul naso, la folta capigliatura nera, la profonda fossetta nella guancia, la mano femminea. Leone era morto in carcere, nel braccio tedesco di Regina Coeli, a Roma, durante l’occupazione tedesca, un gelido febbraio». (da Lessico famigliare)

Giulio Einaudi nell’intervista di Severino Cesari mette in luce il ruolo di Leone nella fondazione della casa editrice:

«Sono riuscito così infine a fare l’editore. Quando ho registrato la Giulio Einaudi editore, come ditta individuale, nel ’33, la sede era in via Arcivescovado 7. Un ultimo piano, un soffittone dove c’era anche un magazzino, uno studio per me, un’altra stanza per Ginzburg, e una sala più grande per la segreteria. Ecco tutto. […] E poi ci fu questa piacevole sorpresa, la rivelazione di Cesare Pavese».

Tra i compagni di scuola, tra gli amici della banda Monti o “confraternita”, come l’ha definita Massimo Mila, Giulio è cresciuto culturalmente e politicamente:

«Non sono stato fascista allora come non sono stato comunista poi, anche se ho ammirato il coraggio dei comunisti e apprezzato le loro scelte, le migliori possibili in Italia, continuo a pensare. Considero di essere uno spirito libero, di aver appoggiato sempre nel corso della mia vita quelli che avevano idee non conformiste».

«Anche se nel 1933 Leone Ginzburg è un intellettuale e un politico perfettamente formato, che pensa alla ‘rivoluzione liberale’ e cerca con ansia un suo sbocco editoriale proprio come braccio di un intervento politico antifascista, resta il fatto che nei confronti del regime l’idea comune dell’Einaudi era quella di avere la possibilità di esprimersi liberamente».(dall’intervista di Severino Cesari)

I libri, i tanti libri che la casa editrice ha pubblicato, sono stati il mezzo per “esprimersi liberamente”, per diffondere idee, suscitare discussioni, inserire la cultura italiana nella più ampia cultura europee, permettere ai tanti lettori di esercitare quello spirito critico che è il lascito di Monti quando a scuola leggeva gli autori (cosa strana all’epoca, quando si studiavano sunti storici e non si leggevano o quasi i testi) e non voleva che i suoi allievi prendessero appunti, ma si abituassero a rifletter con la loro testa.

Monti è stato sicuramente un professore importante per i suoi allievi, ma anche loro sono stati importanti per lui, l’hanno confermato nelle sue intuizioni pedagogiche e gli hanno permesso di sviluppare le sue capacità di educatore e di formatore. Augusto Monti, ne I miei conti con la scuola, ricorda Giulio Einaudi studente e i compagni della sua classe:

«Ma Giulio Einaudi, che pure era di quelli, diavolo non fu – allora – per nulla: i diabolici compagni lo chiamavan Giulietta, pronto ai rossori e alle lagrime come una fanciullina; ma di anno in anno sotto i miei occhi cresceva, si faceva uomo, finché in terza ecco, era in grado di farsi tranquillamente il suo saggetto estetico da sé o il suo excursus o la sua esposizioncella storica in pulito italiano. Debbo dire che anche qui in questo “incremento” ci fu lo zampino della “banda” in persona di Massimo Mila […] In quell’estate del 1928, che Massimo era già matricola di lettere, lo mandammo a San Giacomo di Dogliani, dietro preghiera del babbo di Giulio, a rimontare un po’ per bene il latino di quel figliuolo […] La maturità gli andò benissimo anche per il latino, ma poi cominciarono per Giulio i vagabondaggi da una facoltà all’altra, dall’una all’altra vocazione […] e una volta incontrai il senatore suo padre, e mio maestro, che mi disse: – Sa cosa, professore? il mio Giulio si è scoperto la bozza del lanciatore di libri e riviste… vuol fare – dice lui – l’editore –. Non è escluso che quel bernoccolo gli si fosse formato in nuce in quell’estate della ripetizione di latino».


I libri, che Giulio aveva imparato a leggere e a “gustare” a scuola, quei libri che Monti bibliotecario del D’Azeglio con l’aiuto di Leone Ginzburg dava in mano agli studenti, diventano lo scopo della sua vita. A ragione Norberto Bobbio, altro componente la banda Monti ed einaudiano, scrive nel 1965 all’ormai vecchio professore, con un po’ d’orgoglio, che dal D’Azeglio «è venuta fuori tutta la nostra storia, anche la mia».

Sicuramente per Giulio il suo futuro all’insegna dello Struzzo è iniziato su quei banchi di liceo. E lo ha portato a superare la timidezza e le difficoltà di uno studente liceale per diventare un personaggio con cui la cultura torinese e italiana continua ad avere un debito di riconoscenza.

Giorgio Brandone

Approfondimenti:
- Giulio Einaudi nel ricordo di Walter Barberis Segretario Genarale della Giulio Einaudi editore