UNA SCUOLA, IL SUO ARCHIVIO, UNA CITTA’
di Carla Solarino e Renza Tobia*

 

Chi capitasse dalle parti di via Parini, passeggiando per le vie del centro di Torino, nei pressi della stazione ferroviaria di Porta Nuova, si troverebbe davanti ad un edificio ottocentesco.
E’ la sede dello storico Liceo Classico "Massimo D’Azeglio". Sorse su una costruzione già esistente, nell’antico isolato di Santa Licinia, compreso tra le attuali vie Parini, San Quintino, Melchiorre Gioia e corso Vittorio Emanuele II.
Pochi penserebbero che, dietro questa facciata che ospita ogni anno più di mille studenti e che ne ha accolti in quasi centotrenta anni decine di migliaia, possano esistere tracce non soltanto della loro carriera scolastica, ma anche delle loro storie di vita. Personaggi più o meno famosi hanno trascorso la loro adolescenza nelle sue aule e se ne trova testimonianza nelle carte del suo archivio.

L’istituzione del Liceo Classico "Massimo D’Azeglio" ha una storia lunga e travagliata. Per ricostruirla ci siamo avvalse oltre che di pubblicazioni di storia della scuola, dei documenti conservati nell’Archivio Storico del Comune e di quelli reperiti nell’archivio del Liceo.
Il lavoro si poteva affrontare soltanto con un approccio multidisciplinare: storico, giuridico, urbanistico e archivistico.
La storia generale riflette i cambiamenti, operati nei secoli, nel modo di considerare l’istruzione, spesso per motivi di tipo sociale ed economico. Attraverso lo studio delle riforme scolastiche si possono trovare elementi di riflessione sulle motivazioni che hanno spinto i governi a modificare il loro approccio.

 

PREISTORIA

Dal medioevo al secolo diciottesimo l’istruzione in Italia non era obbligatoria. Solo alla fine del Settecento i principi italiani più illuminati, anche seguendo l’esempio di stati stranieri come la Prussia, mossero i primi passi per legiferare in questo settore.

Da un lato le idee della Rivoluzione francese, dall’altro le necessità derivate dalla Rivoluzione industriale posero le basi per un maggiore coinvolgimento della popolazione nel tentativo di eliminare l’analfabetismo.
Le due grandi direttrici su cui si avviarono le riforme scolastiche del XIX e del XX secolo furono da un lato l’alfabetizzazione del popolo, dall’altro l’istruzione superiore della borghesia.
Agli inizi dell’Ottocento Napoleone istituì i Licei e i Politecnici per dare spazio all’istruzione superiore pubblica. Dopo la Restaurazione la città di Torino assunse l’amministrazione delle scuole.
Il 6 settembre 1814 il re “accettò” l’istituzione di due scuole di Umanità e Retorica, esistenti una al Convento del Carmine e l’altra nei locali della Real Accademia, trasportata nel Convento di San Francesco da Paola.
L’11 gennaio 1823 la municipalità di Torino chiese il parere del Censore per ottenere l’autorizzazione a conservare le scuole di Grammatica, Umanità e Retorica già esistenti. Furono poi attivate quattro classi, la III-IV-V-VI, o scuole di latinità, dal 1827-1828, come scuole comunali. I più antichi documenti di quello che diventerà il Liceo "Massimo D’Azeglio" risalgono al 1831.

La prima sede fu dislocata presso la scesa occidentale del giardino pubblico dei Ripari (tra le attuali Aiuola Balbo e Piazza Cavour), in un edificio di civile abitazione e venne denominato Collegio di Porta Nuova. (foto 1)

Dal 1838 vennero attivati gli insegnamenti di grammatica, umanità e dal 1845 fu istituita nel Collegio di Porta Nuova una cattedra di retorica, secondo le istruzioni che il re di Sardegna aveva inviato al Magistrato della Riforma. (foto2)

Foto 1 Foto 2

Intanto nel 1847 avvenne un importante cambiamento di ordine generale. Carlo Alberto sostituì il Magistrato della Riforma con il Ministero della Pubblica Istruzione e con il Consiglio Superiore, dimostrando un’attenzione crescente verso il problema dell’istruzione pubblica che non poteva più essere demandato alla singola municipalità, ma doveva, invece, essere acquisito specificamente dal potere centrale.
Si proseguì su questa linea, l’anno successivo, quando, il 4 ottobre 1848, con la legge Boncompagni n. 818, tutti gli istituti scolastici, anche quelli religiosi, passarono sotto il controllo dello Stato. La scuola secondaria venne organizzata in corsi di grammatica della durata di tre anni, di retorica di due anni e di filosofia di due anni.

La seconda sede fu situata presso il Convento annesso alla chiesa della Madonna degli Angeli, in Via dell’Arcivescovado (nell’attuale isolato compreso tra la Piazzetta della Madonna degli Angeli, Via Cavour, Via Pomba, Via Doria e Via dell’Accademia Albertina).

La denominazione fu ancora Collegio di Porta Nuova. Gli insegnamenti compresero Grammatica, Umanità e Retorica ancora con la denominazione di scuole di latinità, nonostante che il progetto Lanza del 23 novembre 1855 proponesse per la scuola secondaria con indirizzo classico: le lingue antiche, le lingue straniere, elementi di filosofia e scienze. Tali insegnamenti furono confermati con il decreto del 22 giugno 1857.

Con l’ampliamento urbano dell’attuale Piazza Carlo Felice, approvato con il Regio Decreto del 13 marzo 1851, secondo i progetti di Carlo Promis, nacquero i quartieri del Borgo Nuovo e l’aumento della popolazione richiese la costruzione di altre scuole.

La terza sede fu in via dell’Arsenale 35 nell’ ex quartiere dei macelli di Monviso, adiacente alle fonderie, per cui prese il nome di Collegio di Monviso. Dai Registri risulta che le discipline insegnate furono grammatica e retorica. (foto 3)

Foto 3

Il Collegio Municipale Monviso diventò con l’Unità d’Italia il Regio Collegio Ginnasio Monviso e seguì l’ordinamento stabilito il 13 novembre 1859 dal decreto legislativo presentato da Casati, reso esecutivo il 19 settembre 1860. (foto 4 e foto 5)

Si previde che la scuola secondaria fosse organizzata in cinque anni di ginnasio, a carico dei comuni, con esame di licenza finale per l’accesso al liceo. Tale corso di studi corrispose ai precedenti corsi di grammatica e di umanità a cui seguirono tre anni di liceo, equivalenti al corso di filosofia, parzialmente a carico dei comuni, con esame di licenza finale per accedere all’università e ad alcuni concorsi pubblici.

Nel 1865 il Ministro della Pubblica Istruzione Natoli con il Regio Decreto istituì i primi 68 Licei Classici del Regno.

A Torino i Collegi del Carmine e di S. Francesco da Paola presero la denominazione di Liceo Classico "Cavour" e di Liceo Classico "Gioberti". Lo Stato italiano, con l’affermazione della cosiddetta sinistra storica, si assunse la responsabilità di garantire ai cittadini un’istruzione di base uguale per tutti. Ciò avvenne con la legge Coppino del 1877.

Foto 4 - Registro Ginnasio di Monviso 1860-69 Foto 5 - Registro Regio Ginnasio di Monviso 1870-71

STORIA

Dal censimento scolastico del 1877 risulta che in Via dell’Arsenale 35, esisteva soltanto il Regio Ginnasio Monviso.
Infatti i Registri ritrovati riguardano esclusivamente le classi ginnasiali.

In seguito all’aumento costante degli allievi dei licei e dei ginnasi nella città, il 1 agosto 1881 l’Ufficio Istruzione chiedeva al Prefetto, presidente del Consiglio Provinciale Scolastico, perché il Ministero della pubblica Istruzione non avesse ancora consentito la fondazione di un terzo Liceo Classico.

Finalmente l’11 maggio 1882 il Consiglio Comunale di Torino, con delibera della Giunta, stabilì l’istituzione di un terzo liceo e il 12 giugno 1882 ne definì l’attuale sede, trasferendo la Scuola Tecnica ivi collocata.
Poiché lo spazio, condiviso con il Ginnasio, non era sufficiente, nel 1887 si soprelevò l’edificio già esistente dal lato di via Parini, su progetto dell’ingegnere Carlo Velasco. Il ministro concesse di intitolarlo a Massimo D’Azeglio. (foto 6)

Foto 6 - Registro Liceo Classico Massimo D'Azeglio

Nel 1912-1913 trovò applicazione la legge n. 860 del 21 luglio 1911 per la formazione di sezioni di ginnasio superiore e di liceo moderno, come illustrato nel Bollettino Ufficiale n. 39 del 7 settembre 1911.
La divisione fra sezione classica e moderna rimase fino al 1923, quando s’ introdusse la riforma Gentile, con R.D. del 6 maggio 1923 n. 1054.
Il filosofo Gentile, Ministro della Pubblica Istruzione del I Governo Mussolini, cercò una mediazione tra la cultura neoidealista e buona parte di quella cattolica, segnando un’inversione di tendenza rispetto agli orientamenti democratici del positivismo e della politica giolittiana e affermando le scelte della borghesia conservatrice.
Fu un ritorno ai principi ottocenteschi espressi dalla legge Casati per cui il Consiglio superiore della pubblica istruzione venne spogliato del potere deliberativo, ridotto a qualche funzione consultiva e privato dei rappresentanti degli insegnanti e i professori furono sottoposti a vigilanza da parte del preside, incarnazione della gentiliana idea dello spirito, all’interno dell’organizzazione scolastica.

Per quanto concerne l’idea di suddividere gli alunni provenienti dalla scuola elementare in diverse tipologia di scuole: corsi di avviamento professionale, scuole complementari e primi tre anni del Ginnasio, lo stesso Augusto Monti, insigne docente del Liceo "D’Azeglio", già nel 1922, in un’analisi dei principi ispiratori della riforma, ne sottolineò gli aspetti classisti, che determinavano irrevocabilmente il destino degli studenti, in un’età ancora molto giovane.
Anche l’istituzione di un Liceo femminile, presto destinato a scomparire, attirò le critiche di Piero Gobetti, che lo definì come "la scuola delle padrone".

Con la riforma Gentile il ginnasio di cinque anni fu quindi suddiviso in: tre più due, cui seguì il liceo classico di tre anni. Durante il regime fascista furono annullate molte leggi e si modificò l’impianto complessivo dell’apparato sociale. Ciò determinò cambiamenti sostanziali anche all’interno della scuola. Esempio eclatante fu l’approvazione delle leggi razziali del 1938. Già all’inizio dell’anno scolastico 1938-39 furono rifiutate le iscrizioni degli studenti di razza ebraica. Nei registri del liceo "D’Azeglio" se ne trovano numerose attestazioni.

Nel 1939-1940 la Carta della Scuola del ministro Bottai propose una riforma derivata dalla necessità di creare una scuola di massa, distinta e gerarchizzata in funzione dell’economia del regime e caratterizzata dall’istituzione da una scuola media della durata di tre anni, per unificare i corsi inferiori di licei, istituti tecnici e magistrali, lasciando però la scuola di avviamento professionale. La riforma venne applicata concretamente solo verso la fine del secondo conflitto mondiale.

Con il 1945 entrarono in vigore i Programmi provvisori stilati da una commissione presieduta dagli alleati .
Ma una tappa fondamentale per la scuola fu segnata nel 1947 dalla promulgazione della Costituzione italiana, che stabilì due principi inderogabili: l’istruzione pubblica doveva essere gratuita e obbligatoria per almeno otto anni. Chi avesse voluto istituire scuole private ne aveva piena libertà purchè lo facesse senza oneri per lo Stato.
Il primo principio non potè essere completamente operativo su tutto il territorio nazionale, ma favorì indubbiamente l’aumento della popolazione scolastica. Nel secondo dopoguerra, poi, vi fu un notevole aumento demografico, che portò negli anni sessanta ad un aumento delle iscrizioni negli istituti superiori.
Nel 1960 fu necessario ampliare il liceo D’Azeglio con un’ala nuova, costruita verso via Melchiorre Gioia.
Attualmente, con sempre maggiori richieste di iscrizioni si stanno proponendo problemi analoghi, per risolvere i quali vi sono progetti di sopraelevazione.

PERCHE' IL RIORDINO ?

Certe dell’importanza che il "D’Azeglio" ha avuto nella storia di Torino, sia per i suoi prestigiosi insegnanti che per i suoi illustri allievi, essendo una scuola di lunga e consolidata tradizione, abbiamo pensato di riordinarne l’archivio per tutelarlo e per renderne possibile la valorizzazione e la fruizione.

Gli archivi scolastici, infatti, possono essere depositari di fonti molto utili anche per la ricostruzione della storia del tessuto urbano e sociale in cui sorgono. Infatti la storia di una singola istituzione scolastica si intreccia con la storia generale della scuola e, attraverso il suo archivio riordinato e inventariato, se ne possono percorrere le tappe.

Non dimentichiamo di citare l’uso più ovvio, cui le persone fanno riferimento quando pensano agli archivi: il fine giuridico, cioè la possibilità di ritrovare documenti utili a provare le tappe del proprio iter.

Ma la ricerca della testimonianza del ruolo sociale civile che le scuole svolgono nel proprio territorio è senza dubbio più stimolante. Di fronte ad un archivio storico scolastico ci si deve porre importanti obiettivi: il sostegno dell’attività didattica dell’archivio e nell’archivio, la collaborazione con le istituzioni scientifiche e culturali, la preparazione di materiale illustrativo come strumento di divulgazione.

Siamo state appoggiate nelle nostre idee e nel nostro lavoro dalla Soprintendenza Archivistica del Piemonte e della Valle d’Aosta che, di fronte ad una sempre maggiore consapevolezza del valore degli archivi storici scolastici come beni culturali a tutti gli effetti, sta perseguendo una politica di attenzione e di tutela.

Inoltre la Regione Piemonte ha apprezzato il nostro progetto e, per la prima volta, ha finanziato il riordino di un archivio di questo tipo, con l’intenzione di promuoverne la valorizzazione e farne conoscere ad un pubblico sempre più vasto il patrimonio documentario attraverso la diffusione in rete dell’archivio informatizzato con l’applicativo Guarini archivi.

La sensibilità di alcuni docenti del "D’Azeglio", che già da anni erano impegnati nella cura e nella risistemazione dell’archivio come luogo della memoria, ci ha permesso di incontrarci su un terreno di comuni intese. Anche lo staff di presidenza, in particolare la vice-preside e la collaboratrice, la direttrice dei servizi amministrativi e il suo staff, si sono dimostrati disponibili e interessati fin dal primo incontro ed il preside ci ha incaricate del riordino.

Nel giugno del 2006 abbiamo effettuato la prima ricognizione degli spazi contenenti varie parti dell’archivio, che erano custodite ai diversi piani, a partire dal sotterraneo. Vi sono stati vari sopralluoghi e numerosi incontri.

DESCRIZIONE DELL'ARCHIVIO

Le prime difficoltà riscontrate sono state dovute proprio alla dispersione dei documenti e alla loro conservazione in luoghi diversi, spesso non idonei per vari motivi.

E’ risultato complesso fare un censimento per redigere un elenco di consistenza, quindi fare una schedatura preliminare e successivamente operare una separazione tra l’archivio storico e quello di deposito. In più i documenti di periodi diversi erano mescolati all’interno delle stesse unità di conservazione, che necessitavano quindi di un esame dettagliato, prima di riuscire a individuare i criteri di riordino.
L’analisi delle relazioni tra i documenti come si sono sedimentati con le loro aggregazioni e i relativi vincoli ci ha guidato nella ricostruzione della struttura. Essa è costituita da vari fondi differenziati per luogo di costituzione, denominazione dell’ente produttore, mutazioni di stato giuridico per variazione della legislazione generale o scolastica.
L’inventariazione analitica rileva che le carte hanno come estremi cronologici il 1831 e il 1968.
La documentazione successiva, dal 1968 ad oggi, è afferente all’archivio di deposito, secondo la norma generale per cui i documenti degli ultimi quaranta anni non fanno ancora parte dell’archivio storico.

Il complesso documentario è diviso in quattro fondi: Collegio di Porta Nuova, Collegio Municipale Monviso, Regio Ginnasio Monviso e Ginnasio Liceo Massimo D’Azeglio.
Il principale per consistenza, per ampiezza dell’arco cronologico e per tipologia archivistica è quello del Liceo Ginnasio Massimo D’Azeglio.
E’ ordinato in due categorie: didattica e amministrazione. La prima racchiude i registri degli esami e dei voti, i registri dei diplomi.
Molto interessante risulta la serie, purtroppo non completa, dei certificati di diploma di ammissione e licenza ginnasiale e di ammissione e licenza liceale, che consentono di individuare studenti poi divenuti famosi.
Non è raro trovare certificati e pagelle di ordini di scuola inferiore, che, in alcuni casi, permettono la ricostruzione di intere carriere scolastiche.
La sezione amministrativa contiene i registri dei Verbali degli Organi collegiali, i registri di Protocollo, il carteggio del Protocollo riservato, i documenti della Cassa scolastica, gli Inventari dei beni posseduti, gli Atti contabili e quelli relativi all’amministrazione degli studenti e dei docenti.

Numerosi sono i fascicoli del Personale, soprattutto docente, che testimoniano il passaggio e la permanenza, a volte prolungata, di illustri professori nelle aule del "D’Azeglio".
Esiste anche un archivio aggregato, il cui piccolo fondo raccoglie i registri dei Verbali dell’Associazione nazionale (sezione piemontese) dei Capi Istituto, dal 1918 al 1924.

DALLA A ALLA Z: UNA CLASSE "FANTASTICA"!

Se, superando i limiti posti dal tempo si volesse comporre una classe speciale di studentesse e studenti famosi del D’Azeglio che l’hanno frequentato entro il 1968, (limite cronologico attuale per l’archivio storico) e se non si considerassero le loro differenti date di nascita, all’appello risponderebbero:

A. Clara, Giovanni, Maria Sole, Susanna e Umberto Agnelli, Gian Carlo Alessio, Roberto Alonge, Ermanno Anfossi, Piero Angela, Roberto Antonetto, Franco Antonicelli, Emilio, Emanuele ed Ennio Artom.

B. Giorgio Balmas, Giorgio Barberi Squarotti, Vittorio Bersezio, Piero Bianucci, Alfredo Biondi, Rodolfo Biscaretti Di Ruffia, Luigi e Norberto Bobbio, Renato Bordone, Paolo Boringhieri, Carlo Alfonso Buffa di Perrero, Rocco Buttiglione

C. Carlo Campagnoli, Carlo Casalegno, Marco e Renata Carassi, Giorgio Cavallo, Guido Ceronetti, Alvise Chevallard, Furio Colombo

D. Enrico e Mario Deaglio, Leonardo Debenedetti, Ester De Fort, Daniela Del Boca, Augusto e Fabrizio Del Noce, Carlo Donat Cattin, Elisabetta Donini, Piergiorgio Dragone.

E. Giulio Einaudi, Germana Erba

F. Luigi e Raffaella Firpo,Vittorio Foa, Emilio Fogola

G. Enrico Gardiol, Franco Garelli, Leone Ginzburg, Renzo e Lisa Giua, Piermario Giugiaro, Raffaele Guariniello, Bianca Guidetti Serra

J. Daniele Jallà

K. Sigfrido e Wolfango Koelliker

L. Giusi La Ganga, Giorgina Lattes, Fabio Levi, Primo Levi, Salvatore Luria

M. Gianluigi Marianini, Maria Rosa Masoero, Vittorio Messori, Paolo Messina, Massimo Mila, Lorenzo Mondo

N. Barbara Nay, Alba Negri

O. Aimaro Oreglia D’Isola, Maria Eleonora e Peppino Ortoleva, Gustavo Ottolenghi, Carla Ovazza

P. Elisabetta Palici Di Suni, Giancarlo Pajetta, Cesare Pavese, Ugo Pecchioli, Savino Pene Vidari, Leo Pestelli, Andrea Pezzana, Amedeo Peyron, Marco e Plinio Pinna Pintor, Sergio Pistone, Fernanda Pivano, Michele Portigliatti Barbos

R. Agostino Richelmy, Marco Rivetti, Costanza Roggero, Franco Rollier, Franca Romè, Donatella Ronchetta, Ermanno Rostan

S. Ugo Sacerdote, Edoardo Sanguineti, Sergio Scamuzzi, Giuseppe Sergi, Isidoro Soffietti, Giovanni Soldati, Mario Sturani, Vittorio Subilia

T. Paolo Todros, Giorgio Tourn

V. Giorgio Vaccarino, Umberto Vitolo

Z. Cesare Zaccone, Albertina e Laura Zagami, Cristina e Laura Zini

E GLI ALTRI ?

Non ce ne vogliano gli altri personaggi non citati, perché coloro che hanno raggiunto la notorietà nei vari campi del sapere, dell’arte, dell’imprenditoria, dell’economia, dell’informazione, della ricerca, dell’impegno sociale e politico sono innumerevoli.
Noi dedichiamo questo lavoro ai vecchi e nuovi dazeglini, soprattutto a quelli più sconosciuti, che nelle aule del liceo hanno patito per ottenere una risicata sufficienza. Anch’essi hanno fatto parte della sua storia e qui si sono preparati alla vita.
Tutti sono stati formati non soltanto alla conquista della conoscenza e del sapere, ma soprattutto alla comprensione dei valori della coscienza: libertà, democrazia, tolleranza.
Auguriamo loro che, diventati adulti abbiamo potuto rielaborare i difficili percorsi dell’adolescenza, con le loro luci e le loro ombre, per riappropriarsene e riconoscerli come parte della propria identità.

Ai dazeglini attuali suggeriamo di esplorare l’archivio del loro liceo, come fonte primaria per la storia del Novecento, anche nell’ottica della costruzione di un’appartenenza consapevole a questa istituzione centenaria. A contatto con le antiche carte si possono provare curiosità ed emozioni che stimolano a ripercorrere il passato e a riconoscerlo con una partecipazione attiva che porta alla profondità della riflessione.

Tanti sono i possibili filoni di ricerca.

E’ in via di pubblicazione l’inventario, che verrà messo a disposizione degli studiosi, insieme ai dati informatizzati on line sul sito della regione Piemonte entro la fine del 2008.

Speriamo che altre istituzioni scolastiche seguano l’esempio del "D’Azeglio" che, con il riordino del suo archivio, costituisce un modello di buona pratica sia amministrativa che didattica.

A tutte le persone interessate un invito: fate rivivere attraverso la fruizione di questo archivio un pezzo della storia di Torino.

 

 

*Carla Solarino e Renza Tobia, Archiviste, diplomate alla Scuola di paleografia , diplomatica e archivistica, membri della Sezione Didattica dell’Archivio di Stato di Torino.
Attualmente si sono specializzate nel riordino degli archivi scolastici, occupandosi di tutte le fasi:
- dalla progettazione ai piani di finanziamento, al riordino, all’aggiornamento del personale amministrativo e docente responsabile dell’archivio storico.
- dai progetti di ricerca a fini didattici, ai manuali di gestione e alla fruizione per gli studiosi, in un’ottica di valorizzazione degli archivi riordinati.

*Carla Solarino, laureata in Architettura e specializzata in Storia, Analisi e Valutazione dei Beni Architettonici e Ambientali.

*Renza Tobia, insegnante, docente tutor I.R.R.S.A.E., diplomata in Psicologia e laureata in Storia.